DIEGO DE SILVA – Terapia di coppia per amanti.

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Diego De Silva – Terapia di coppia per amanti (Prima Ed. Einaudi – Ottobre 2015)

Brillante, ironico, sfacciatamente divertente grazie ad una verve paradossale e sfrontata che contraddistingue tutti i romanzi di Diego De Silva. “Terapia di coppia per amanti” è un tuffo nelle contraddizioni e nelle idiosincrasie di Modesto e Viviana, protagonisti di una lettura che travolge e coinvolge per la sua freschezza contagiosa. Fascinoso musicista affetto da un’inguaribile “incontinenza ironica” lui, avvenente e capace professionista, moglie e madre lei, Modesto e Viviana ci sembra di conoscerli da una vita, tanto l’autore li caratterizza con maestria e facilità di scrittura.

Gli eroi di questa commedia sgangherata e profonda insieme intrattengono ormai da tempo una relazione clandestina, all’insaputa (o forse no) dei rispettivi coniugi e figli. Tra impegni lavorativi, incombenze casalinghe e inconvenienti dell’ultima ora, Vivi e Mode (così si riferiscono l’uno all’altra i due inediti piccioncini raccontati da De Silva) trovano sempre il modo di incontrarsi e di riversare sull’altro la loro passione. Poco importa se la vita di un amante è una faticaccia, importa ancor meno (forse) se il luogo prescelto per incontrarsi non è esattamente una dimora di lusso incastonata tra le colline ma un motel o, peggio, una delle innumerevoli rotonde che spezzano la monotonia delle strade cittadine. L’importante per loro è mantenere viva una relazione di cui non sanno fare a meno.

“I genitori sono uffici stampa, servizio transfer, assistenza scolastica, psicologica e legale h24 […] la vera ansia da prestazione dell’uomo moderno non è sessuale ma genitoriale”.

“La sua figura intera è un’unica promessa sessuale, ogni linea, ogni curva, ogni duna del suo corpo allude e un attimo dopo ritratta, si offre e si nega dispettosamente in un gioco di seduzione che presuppone il tuo abbandono incondizionato”.

Attraverso un avvicendarsi di capitoli che danno la parola prima all’uno poi all’altra, Diego De Silva ci fa strada attraverso i dubbi e le nevrosi dei due protagonisti che, manco a dirlo, sono portatori sani di una facoltà di pensiero che si esprime in modalità nettamente opposte. Se Modesto tende irrimediabilmente alla semplificazione e alla sdrammatizzazione di qualsiasi fatto, Viviana è invece istintivamente incline a vedere il risvolto problematico delle situazioni. La sua è un’insofferenza serpeggiante per la clandestinità di una relazione che lei vorrebbe vedere finalmente più serena e libera di esprimersi, una relazione che non può diventare altro da ciò che è fintanto che entrambi non prenderanno la decisione fatale e non certo semplice di buttare all’aria le loro rispettive famiglie.

“E vai avanti di questo passo per ore […] finché ti guardi nello specchio […] e ci trovi la donna che speravi tanto di non essere, nevrotica, insicura, rancorosa, e capace di una malafede di cui sei la prima a vergognarti, quando la riconosci in te”. 

“Modesto è un professionista dell’archiviazione. La cosa che gli riesce meglio, oltre a suonare, è accantonare i problemi. È il tipo d’uomo per cui la felicità è sempre un’occasione, quindi quando gli capita non sta a guardare il prezzo, e non gl’importa di ritrovarsi indebitato”.

“Io ho un’ansia da prestazione nei confronti della vita che mi fa sembrare tutto urgente. Modesto invece è convinto della falsità della fretta che ti mettono gli altri e del’infondatezza di quella che ti dai da solo”.

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Diego De Silva – Terapia di coppia per amanti (l’edizione qui proposta è quella realizzata da Mondadori per Mondolibri su concessione di Giulio Einaudi s.p.a., Torino)

In un crescendo esilarante di dialoghi e battute fulminee (intervallate, sia chiaro, da una serie nemmeno troppo ridotta di appassionati amplessi) la relazione tra Viviana e Modesto assume sempre più chiaramente la forma di una strada senza uscita. Troppo forte la passione che li lega, altrettanto forte l’incapacità e la paura di arrivare finalmente al punto.

“C’è un momento, diciamo intorno al primo anniversario di una relazione clandestina, in cui pieghi la testa di lato, stringi gli occhi come se cercassi qualcosa di minuscolo che si muove nell’aria, e vedi in filigrana il casino in cui ti trovi”.

“….prendi tutte queste belle domande a cui non vuoi rispondere, le trascini in un bel fascicolo inutile e le lasci lì, sulla scrivania virtuale della tua coscienza già pregiudicata”.

In questa situazione di impasse apparente – intessuto di discussioni e malintesi, istinti animaleschi e ritorni poco convinti alle rispettive routine domestiche – si inseriscono due figure capaci con le loro domande scomode di scatenare nei protagonisti un cambiamento che cresce e si alimenta fino all’ultima riga di questo riuscitissimo romanzo.

La prima di queste figure in un certo qual modo ‘catartiche’ è il padre di Modesto, uno sciupafemmine cinico e – manco a dirlo – dotato di un’ironia pungente, che non ha certo fatto della delicatezza e della diplomazia uno stile di vita. Le conversazioni tra i due – connotate da un’irriverenza nei toni che si esprime in battute fulminee e capaci di dipingere la realtà in pochi essenziali tocchi – rivelano una somiglianza che Modesto stenta ad ammettere. Con una schiettezza che inchioda alle proprie responsabilità più di un interrogatorio, il padre di Modesto smaschera le debolezze e le paure del figlio, azzeccando eventi e situazioni future quanto e più di una sibilla in preda a un’estasi visionaria.

“Mi sembri tua madre. Voi due volete sentirvi adeguati, non felici. Prima di fare una cosa state a preoccuparvi di come vi vede la gente”.

“Mode, tu non decidi un bel cazzo della tua vita. Assecondi le scelte degli altri. Ti sposti di qui e di là […] Ecco perché stai sempre con quella faccia appesa, e ti sembra di vivere come uno stronzo. Perché vivi come uno stronzo”.

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Tra i romanzi più amati dello scrittore napoletano c’è “Non avevo capito niente” (Einaudi 2007) già recensito da Microcosmi.

Se Modesto trova nel padre un pungolo critico che non attenua certo le sue perplessità e i suoi dubbi, Viviana non se la passa meglio. A ingarbugliare ulteriormente il filo dei suoi pensieri che corrono su binari contorti è Nelide, l’amica di una vita, quella con cui ti puoi confidare davvero, salvo poi incorrere in una lista di verità scomode di cui forse avresti fatto a meno.

“…smettila di compatirti. Hai semplicemente capito che una relazione clandestina non ti basta, perché quest’uomo lo vuoi intero”.

“Detestavo me stessa, la vita che conducevo, le bugie che raccontavo a casa, la lista delle buone ragioni che aggiornavo come un software per giustificarmi”.

Sarà proprio Nelide a innescare – quasi suo malgrado – un cambiamento importante e sotto molti aspetti decisivo per il precario equilibrio tra Viviana e Modesto. Di fronte all’ennesimo ed estenuante monologo propinatogli dall’amica e a pochi passi dal baratro della rassegnazione più completa, Nelide pronuncia distrattamente quella che per Viviana si rivelerà essere una sorta di parola magica: “terapia di coppia”. Poco importa se a finire di fronte allo strizzacervelli non è una coppia nel senso più pieno del termine. O forse no? Prendere la decisione di andare in analisi significa compiere un passo fatale verso l’istituzionalizzazione di un rapporto per sua natura rocambolesco e discontinuo come lo sono tutte le relazioni clandestine? O significa semplicemente, al di là di ogni tabù, mettere ordine in una storia che durava ormai da tempo?

“Lo sai cosa pensavo mentre eravamo lassù? Che tu e Modesto sareste la coppia perfetta per un’analisi. Siete talmente impantanati che ci vorrebbe una terapia congiunta per aiutarvi a capire dove siete”.

Inizia così il percorso accidentato e paradossale che dà il titolo al romanzo. Un iter che vede Viviana entusiasta e Modesto apertamente contrario prima e rassegnatamente scettico poi. Quelli che si ritroverà di fronte il Dottor Vittorio Malavolta, uno dei professionisti più noti e stimati del settore, saranno due adulti ironici e irriverenti, irresistibili nei loro siparietti grotteschi e paradossali, ma capaci di gettare una luce su verità scomode e non certo scontate.

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A sinistra un primo piano di Diego De Silva, giornalista e sceneggiatore, oltre che scrittore di grande successo. A destra la cover di “Sono contrario alle emozioni”, uscito per Einaudi nel 2011.

“Dovremmo prendere o lasciare. Mentre tu, che come me non decidi, annaspi in quella terra di mezzo dove la felicità e il dolore si cambiano il posto di continuo […] t’illudi che venendo qui a fare questa specie di talk show dei sentimenti complicati riusciremo a concordare a tavolino il cambiamento delle nostre vite”.

Il lettore rimarrà incollato alle pagine per l’intera durata di questa terapia bizzarra e intessuta di sorprese e di equivoci, una terapia che – nonostante i numerosi imprevisti – porterà i due protagonisti di questo esilarante romanzo a trovare finalmente qualche risposta esauriente e chissà – forse anche definitiva – ai loro numerosi interrogativi.

Lascio a voi il piacere della lettura, perché in compagnia di Diego De Silva di vero e proprio piacere si tratta.

“E’ in quel momento, con il sollievo che si prova quando all’improvviso ti si stura un orecchio, che il pantano si asciuga. Riporto gli occhi su Vivi, e nel vederla seduta a quel tavolo, disillusa e bellissima, finalmente capisco cos’è che davvero voglio”.

Microcosmi – Federica Pedroni

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Un’immagine di “Terapia di coppia per amanti” comparsa sull’account Instagram di Microcosmi: microcosmi_itineraridilettura_
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