STEFAN ZWEIG – Lettera di una sconosciuta.

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Stefan ZWEIG – Lettera di una sconosciuta (Adelphi 2009, € 9)

E’ di ritorno da una breve vacanza rigenerante che l’eccellente e fascinoso romanziere protagonista di questo breve romanzo riceve la lettera a cui il titolo fa riferimento. Ad attirare l’attenzione dell’uomo, che proprio quel giorno festeggiava i quarantuno anni di età, fu innanzitutto la grafia della missiva, una grafia sconosciuta e femminile. L’intera narrazione è occupata dal contenuto di quella lettera inaspettata e sorprendente tanto per i toni – incredibilmente appassionati e dolenti – quanto per il  contenuto, emozionante nella sua semplicità.

A scrivere quella lettera fu una donna giunta ormai al crepuscolo della sua vita, e spinta – proprio dalla condizione di estrema precarietà psicofisica – a confessare i segreti che per un’intera vita aveva gelosamente serbato nel suo cuore. Solo in quel momento, al capezzale del suo unico figlio morto tra gli spasmi della febbre, la donna si era decisa a liberarsi del fardello che per tutta una vita si era portata appresso. Un fardello intessuto di amarezza e di dolore, ma anche di un amore straordinario e infinitamente puro. Una passione suprema, che molti anni prima aveva fatto precipitare quella giovane creatura nel suo fatale destino come in un abisso.

Ieri il mio bambino è morto – e adesso mi sei rimasto solo tu al mondo, solo tu che di me nulla sai. […] mi sei rimasto solo tu, che mai mi hai conosciuta e che io ho sempre amato.

Voglio raccontarti l’intera mia vita, questa vita che cominciò davvero soltanto il giorno in cui ti conobbi.

Molti anni prima, quando era solo una bambina come tante cresciuta in una zona umile di Vienna, aveva visto la sua vita cambiare repentinamente con l’arrivo di un nuovo vicino di casa – il romanziere destinatario della lettera che costituisce il cuore pulsante di questo breve e sublime racconto. La sua infantile e ingenua curiosità fu istantaneamente attratta dagli oggetti di proprietà dell’uomo misterioso prima ancora che dalla sua figura.

Ancor prima che tu fossi entrato nella mia vita, eri già avvolto in un nimbo, in un’aura di ricchezza, originalità e mistero.

La moltitudine di libri e di oggetti di pregio che furono trasportati nell’alloggio scelto da quel tenebroso artista esercitarono sulla giovane un fascino fatale e travolgente, che l’avrebbe accompagnata per il resto dei suoi giorni. La sua noiosa quotidianità ne fu stravolta: non passava minuto senza che la sua mente non fantasticasse sul volto di quell’uomo, sulla sua storia, sulla sua ricchezza. Tutto in lui pareva nobile e degno di fiducia, tanto che ogni movimento di quello sconosciuto diventò per la giovane un motivo di attenzione spasmodica e irrinunciabile.

[..] alla fine arrivarono i libri. […] Una sorta di reverenza sovrannaturale si unì in me all’idea di quella moltitudine di libri.

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Tra i racconti di Stefan ZWEIG pubblicati da Adelphi ci sono “Paura”, la cui ultima edizione nella collana “Piccola Biblioteca Adelphi” risale al 2011, e “Storia di una caduta” (Ultima Ed. 2010).

Le ore trascorrevano lente mentre dallo spioncino della porta di casa, che stava proprio dirimpetto a quella dell’artista, la bambina cercava di osservare il minimo movimento esterno, sperando di udire da un momento all’altro i passi sulle scale e – finalmente – il nuovo vicino di rientro dalle misteriose commissioni quotidiane. Quello che nei primi mesi si era rivelato un impeto di istintiva e insopprimibile venerazione per l’uomo – un apparente alternarsi di grottesche esaltazioni e di puerili follie – si tramutò a poco a poco in un desiderio sottilmente femminile e carnale.

Nulla a questo mondo può eguagliare l’amore di una bambina […] esso infatti è così disperato, umile, sottomesso […] come mai potrà esserlo quello di una donna adulta, che è pur sempre un amore mosso da bramosia.

A spezzare bruscamente la quotidianità immaginifica in cui la ragazzina aveva vissuto in quegli ultimi mesi fu la decisione della madre di trasferirsi a Innsbruck, al seguito di un parente che le avrebbe accolte togliendo la donna dalla condizione penosa e disonorevole della solitudine.

Il dolore disperante che colse la giovane ragazza una volta appresa la notizia trovò sollievo solo dopo molti mesi, quando con grandi sforzi riuscì a tornare a Vienna, facendosi assumere presso un negozio di confezioni. Nessun desiderio era in lei tanto forte quanto quello di rivedere l’uomo e nessuna speranza se non quella che lui la riconoscesse albergava nel suo cuore puro.

Volevo incontrarti, ti cercavo, volevo che tu mi riconoscessi dopo tutti quegli anni di struggimento nell’ombra[…] volevo che tu mi amassi.

Non passò giorno senza che la ragazza, divenuta ormai una donna avvenente e ammirata, non sostasse a lungo di fronte alla porta del palazzo che l’aveva vista nascere e in cui l’artista ancora abitava. Più volte i loro sguardi si incrociarono, senza che negli occhi dell’uomo comparisse quella scintilla di curiosità e sorpresa capace di preludere a un riconoscimento che mai ebbe luogo.

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A sinistra un ritratto dello scrittore austriaco Stefan ZWEIG, a destra la cover di uno dei suoi racconti, “Momenti fatali”, pubblicato da Adelphi nel 2005 e riproposto in una nuova veste grafica nel 2011.

Dopo la cocente delusione derivante dalla consapevolezza di non aver mai trovato posto nella mente di quell’uomo ai suoi occhi straordinario, quasi divino, una felicità tormentosa, quasi mortale fece finalmente irruzione nel cuore della donna, la sera in cui l’artista – incontratola sull’uscio di casa – le propose di passare una serata insieme.

[…] io non opposi resistenza, e repressi ogni pudica titubanza.

Quello e i due incontri che seguirono, rappresentarono per la giovane donna un frangente di ineffabile e commovente felicità, e le fecero dono di quella creatura meravigliosa che ora giaceva inerme al suo fianco, sconfitta precocemente dalla malattia. La sua vita dopo gli incontri tanto agognati e felici con l’artista si svolse nell’ombra e nella riservatezza, nella convinzione che tenere segreta a quell’uomo la gravidanza fosse la sola decisione possibile.

[…] ti conosco così bene come nemmeno tu ti conosci, so che per te, per te che nell’amore ami ciò che è spensierato, leggero, giocoso sarebbe stato di peso ritrovarti improvvisamente padre […].

La vita della donna misteriosa e del suo amatissimo bambino occupano le ultime pagine di questo breve e struggente racconto, in cui Stefan Zweig dimostrò un’eccezionale delicatezza ed eleganza di stile. La sensibilità e la purezza di sentimenti che queste pagine rivelano fanno di questa libro un piccolo gioiello della letteratura novecentesca.

Quel bambino era tutto per me, e d’altronde veniva da te, eri ancora una volta tu, eppure non più tu, l’uomo felice e spensierato che io non riuscivo a trattenere […].

Mai mi riconoscerai, mai. È stato il mio destino nella vita, lo sarà anche nella morte.

Microcosmi – Federica Pedroni

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Uno scatto dedicato al racconto di Stefan ZWEIG comparso sull’Account Instagram di Microcosmi: microcosmi_itineraridilettura_
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