SUFFRAGETTE – IL FILM. Riflessioni (antiretoriche) sul tema.

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La bravissima  Carey Mulligan veste i panni di Maud Watts, qui in una scena del film con il marito Sonny Watts interpretato da Benjamin John Whishaw.  

Questo non è un articolo femminista a tutti i costi. E nemmeno un esercizio di dialettica politica. Né, tantomeno, un soliloquio intriso di retorica a buon mercato. E quindi che cos è? E’ – più semplicemente – il racconto di un film – Suffragette – e delle emozioni che mi ha suscitato.

Questa pellicola girata nel 2014 e ambientata a Londra – alcune scene sono state girate all’interno del Parlamento inglese – racconta la storia del movimento suffragista britannico che a cavallo tra il primo e il secondo decennio del XX secolo lottò con perseveranza e convinzione per veder riconosciuto alle donne il diritto di voto. A ispirare le suffragette – termine inizialmente usato in senso spregiativo e fatto proprio con orgoglio e coraggio dalle attiviste britanniche – fu Emmeline Pankhurst, interpretata da una straordinaria Meryl Streep che – diciamolo – nella sua eccezionale carriera non ha mai toppato un ruolo. Protagonista del film diretto dalla regista britannica Sarah Gavron è Maud Watts, giovane lavandaia orfana di madre dall’età di quattro anni e ignara dell’identità di suo padre. Mandata in centro città dal padrone della lavanderia per una banale commissione, Maud si trova coinvolta suo malgrado in un’azione dimostrativa messa in atto da uno sparuto gruppo di suffragette, tra le quali la giovane donna riconosce una collega, Violet.

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Una scena del film che ritrae Violet e Maud, rispettivamente interpretate da Anne-Marie Duff e da Carey Mulligan.

Turbata e ignara del significato dei disordini che avevano creato allarme in città, Maud viene a conoscenza della missione delle suffragette e si unisce a loro intraprendendo una battaglia che l’avrebbe condotta di fronte al primo ministro britannico David Lloyd George. Arrestata più volte, Maud perderà il posto di lavoro e la fiducia del marito, che – travolto dall’onta del disonore – decise di affidare il loro figlio ad una coppia di sconosciuti per la presunta impossibilità di occuparsi di lui.

Quella di Maud e delle sue compagne fu una lotta combattuta nelle fabbriche e nelle strade, nei luoghi di ritrovo clandestini così come nell’intimità delle proprie case, di fronte allo sguardo duro e inamovibile dei mariti, il più delle volte incapaci di comprendere l’urgente necessità della causa suffragista. La coraggiosa perseveranza di queste donne, vittime in molti casi di abusi da parte dei datori di lavoro e costrette a turni massacranti nelle fabbriche insalubri della Londra industriale di inizio ‘900, costò ad alcune di loro la vita in seguito alle privazioni subite in carcere e alle percosse ricevute dall’esercito di Sua Maestà. Quella che inizialmente sembrava una lotta destinata ad infrangersi fatalmente contro il maschilismo di una classe politica arroccata su posizioni conservatrici diventò tuttavia una lotta sempre meno ignorabile perché in grado di insidiare da vicino la stabilità dell’intera capitale. All’aumentare delle azioni dimostrative e degli attacchi mirati al cuore della città, le autorità politiche risposero con un aumento della ferocia repressiva, che tuttavia non arrestò l’ineluttabilità di una battaglia che stava ormai segnando il mutamento di un’epoca.

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Emily Wilding Davison (interpretata dalla splendida Natalie Press) in compagnia di Maud Watts in una scena di “Suffragette”.

A marcare una cesura irreversibile e un salto di qualità nella lotta delle attiviste britanniche fu l’azione disperata ed estrema di una di loro che – consapevole del fatto che solo un gesto eclatante avrebbe portato la lotta suffragista agli onori della cronaca – decise di sacrificare la sua stessa vita per la causa del movimento. Emily Wilding Davison, questo il nome della donna interpretata nel film da Natalie Press, non esitò ad affrontare la morte parandosi di fronte ai cavalli lanciati al galoppo durante una corsa a cui partecipavano il Primo Ministro britannico e un gran numero di fotografi e cronisti. Il clamore suscitato dalla sua morte e la folla che partecipò ai suoi funerali furono attirarono l’attenzione della stampa d mezzo mondo, portando così fatalmente alla ribalta la lotta di queste donne eccezionali.

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Emmeline PANKHURST – La mia storia (Castelvecchi 2015, € 17,50)

Molto altro si potrebbe dire a proposito delle suffragette e delle battaglie che portarono avanti con avanguardistico coraggio, ma preferisco lasciare al film – e alla coscienza di ognuno – qualsiasi altra riflessione o valutazione personale.

Voglio aggiungere soltanto un’ultima precisazione, a cui tengo molto: ho trovato questo film bellissimo anche perché capace di resistere alla tentazione di una retorica stucchevole e parolaia. Il femminismo d’accatto – che personalmente detesto e che tanto va di moda nei salotti televisivi – avrebbe certamente trovato vantaggi in una pellicola dozzinale e poco coraggiosa. L’intelligenza e il buonsenso di un certo pubblico, invece, ne sarebbero rimasti inevitabilmente offesi.

Microcosmi – Federica Pedroni

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4 pensieri riguardo “SUFFRAGETTE – IL FILM. Riflessioni (antiretoriche) sul tema.

      1. Lo trovate facilmente su ebay.
        Se vi va, poi fatemi sapere come l’avete trovato. Se invece non dovessi più sentirvi, per me avervelo fatto scoprire è già una grande soddisfazione. Grazie per la risposta, e buona giornata anche a voi! 🙂

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