MICROCOSMI INCONTRA MASSIMILIANO PEGORINI, UN ARTISTA POLIEDRICO TRA POESIA E TEATRO

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Massimiliano Pegorini, poeta e attore cremonese.

Microcosmi ha avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con Massimiliano PEGORINI, poeta e attore cremonese impegnato in numerose attività culturali sul territorio e non solo. Ecco qui l’intervista!

Come ti definisci?

Con un’espressione brevissima ma indicativa direi un cane sciolto. Nella propria esperienza di vita si comprende, prima o poi, che ognuno deve percorrere la sua strada nella consapevolezza che si può fare veramente affidamento su un numero ristretto di persone. E quindi… ci si rimbocca le maniche e si parte avendo sempre come bussola la curiosità, che è il motore di tutto. Ecco, posso definirmi una persona curiosa e corretta, qualità anche questa essenziale.

Professione attuale?

Faccio l’attore ma devo ammettere che rispondere a bruciapelo a questa domanda non è così semplice dato che – anche per scelta – sono un ibrido. Una parte dei miei studi riguardano il teatro e il lavoro dell’attore, studiare è essenziale per essere sempre aggiornati e versatili.

Un lavoro votato interamente alla cultura come quello dell’attore viene spesso associato al concetto di compromesso. Quanto è reale, concreta e tangibile la necessità di scendere a compromessi nella tua attività di artista e quanto tendi invece a dirigerti verso un ideale che senti veramente tuo?

Il compromesso è accettabile, in linea generale, fintanto che c’è rispetto da entrambe le parti. Scorretto e ingiusto è invece regalare il proprio lavoro e il proprio tempo senza ricevere in cambio alcun riconoscimento. Il compromesso secondo me è accettabile e ha buone potenzialità ad esempio in momenti di difficoltà quando si tenta di creare delle sinergie che avvantaggino tutte le realtà coinvolte in un accordo. Non sono certo contrario a un compromesso, diciamo così, “creativo” ma evito il compromesso fine a sé stesso.

A proposito del tuo ruolo di attore, raccontaci come funziona questo lavoro e come ci si destreggia quotidianamente svolgendo un’attività così incerta e particolare.

Oggi è difficile avere un profilo lavorativo ben definito in questo campo, i tempi sono cambiati! Lavorare in modo costante e soddisfacente su progetti stimolanti oggi è faticoso anche per chi ha intrapreso un percorso ben preciso fin da subito. Io ho iniziato a fare l’attore piuttosto tardi, senza avere una formazione scolastica e accademica tradizionale. Anche e proprio perché non ho alle spalle un percorso formativo ortodosso devo tenermi sempre aggiornato.

La tua formazione in cosa consiste?

Come dicevo prima la curiosità è sicuramente il motore principale, sono sempre alla ricerca di situazioni che mi possano insegnare qualcosa e che offrano gli strumenti essenziali per raccontare quello che voglio, quello che mi piace e che mi sembra utile a me stesso e agli altri. Anche chi ha intrapreso un percorso classico di accademia lavorando poi in compagnie stabili è comunque imprigionato da contratti a progetto e altre forme lavoro molto precario. La cosa essenziale è crearsi un bagaglio di strumenti che permettano di lavorare su più fronti.

Qual è invece il tuo rapporto con i libri, soprattutto in relazione alla tua passione per la poesia?

Prima di intraprendere la carriera di attore mi sono dedicato alla scrittura, la passione per la poesia è nata tra il primo e il secondo anno delle superiori nonostante abbia intrapreso un percorso tecnico che poco aveva a che fare con il poetare! Andavo benissimo in Lettere e Storia e male in Chimica, che era poi la mia materia di indirizzo! Ho lavorato in ambito chimico per undici anni verificando di persona quello che spesso si dice, cioè che il mestiere lo si impara davvero solo lavorando sul campo. La scrittura e la poesia hanno rappresentato il mio primo passo nel mondo dell’arte. La prima tappa è stata senza dubbio la conoscenza dei vari poeti soprattutto francesi classici, i cosiddetti “poeti maledetti”. Mosso dalla curiosità – essenziale e insostituibile – ho conosciuto i poeti  di varie epoche e ho constatato che la poesia era un’arte che sentivo molto vicina a me. Mi sentivo affine più a un linguaggio poetico che non a una scrittura in prosa. Nella mia evoluzione artistica sono sempre stato molto scrupoloso, leggere è un imperativo imprescindibile. Se inizialmente concepivo la poesia come una forma espressiva da realizzare di getto, in un secondo momento mi sono orientato su un atteggiamento più riflessivo. Ho spesso cercato nelle mie poesie di usare il minor numero di parole per descrivere l’immagine più grande possibile. Attualmente sto continuando a scrivere, ho cercato di unire i due percorsi, quello teatrale e quello della scrittura. Sto portando in scena spettacoli basati su miei testi.

Accanto alla curiosità anche il viaggio è una delle mie maggiori fonti di ispirazione. Mi viene più facile parlare di certi temi se vado in alcuni luoghi e inizialmente tengo per me ciò che vedo in modo che i ricordi e le impressioni sedimentino. Penso che, piano piano, le emozioni vengano fuori da sole al momento giusto.

Che cosa pensi dell’ispirazione intesa come motore creativo?

L’ispirazione è un discorso complesso a cui non credo molto, personalmente preferisco cogliere un’emozione e lasciarla sedimentare in modo che interagisca con il mio vissuto, si tratta di una lenta elaborazione, di un percorso lungo.

Che cosa ci racconti dei tuoi libri?

I miei ultimi due libri sono il frutto di questo approccio per cui viaggiare in luoghi precisi fa scoprire certe emozioni. Nei miei viaggi mi sono sempre avvicinato alla società dal punto di vista umano, e per fare ciò mi sono avvalso anche della musica che amo e conosco grazie a studi musicali che ho fatto in passato. Ascolto molto alcuni cantautori italiani tra cui De André e Gaber, oltre a leggere libri anche molto impegnati dal punto di vista sociale e politico. Tra gli artisti che più mi hanno ispirato c’è poi Ferdinando Pessoa. Ho deciso, anche sulla base della vicinanza che sentivo con la poetica di Pessoa, di mettere insieme tutte le emozioni e partire per il Portogallo per sentire finalmente i profumi e le voci di quella città. Ho inseguito per così dire la saudade, concetto cardine nell’arte di Pessoa, che si identifica con una  certa nostalgia per i ricordi belli, con una forma di malinconia che si ritrova nell’arte e nella musica di molti artisti. In viaggio sulle orme di Pessoa ho colto voci, emozioni e scatti. Ricollegando musica, scrittura e poesia ho sentito il bisogno di scrivere qualche riga che riguardasse aspetti sociali e non solo: il risultato è La libertà secondo Ferruccio Maracas realizzato in collaborazione con l’associazione Tapirulan e distribuito a Cremona dalla Libreria del Convegno di Corso Campi.

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Massimiliano Pegorini – La libertà secondo Ferruccio Maracas (Progetto grafico Tapirulan, 2012. € 10)

Una volta pubblicato il libro – che è il risultato di questo mio viaggio e di riflessioni precedenti – ho deciso di farlo diventare anche uno spettacolo teatrale costruito su brani poetici e musicali tra loro collegati per tono e tematiche. Ne è uscito uno spettacolo apprezzato dal pubblico anche perché non è interamente un reading poetico e neanche un concerto tout court, ma un viaggio. Per il suo linguaggio ibrido e composito è stato apprezzato da chi ama la musica così come dagli appassionati di teatro. Lo spettacolo teatrale, Ricordi in briciole di Ferruccio Maracas, richiama parzialmente il titolo del libro. Il testo si compone di poesia e micro prose che tendono al racconto breve.  Si tratta di prose sciolte, di un linguaggio poetico che racconta una piccola storia. Quelli che ho raccolto nel libro, edito nel 2002, sono testi legati a periodi diversi della mia vita, e tra gli obiettivi che ho inseguito c’è quello di andare alla ricerca del bambino che c’è dentro di noi. Questo piccolo libro vuole essere anche un tentativo di dare risposta a questioni anche complesse, ai tanti problemi che affliggono le nostre società. Ho pensato ad esempio al tema dell’acqua pubblica, all’omofobia, alla violenza sulla donne. Forse dei temi così centrali potrebbero essere risolti approcciandoli con la mentalità tipica dei bambini che ragionano per giusto e sbagliato senza inquinarsi con il compromesso tipico della fase adulta. La distinzione giusto sbagliato è categorica nei bambini e li spinge a non fare ciò che ritengono ingiusto. Va detto a questo proposito che c’è anche un problema di educazione.. “non insegnate ai bambini la vostra morale” dice emblematicamente una canzone di Giorgio Gaber. In questo libro, insomma, ho voluto prendere coscienza del bambino che c’è in me.

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Massimiliano Pegorini – Sussurri (Progetto grafico Tapirulan, 2014. € 10)

Il secondo libro – Sussurri –  nasce da un viaggio in Marocco. Sono partito dal presupposto che le problematiche sono in parte le stesse in tutte le zone del mondo e in questo testo ho raccolto suggestioni ed emozioni calate in questo ambiente locale marocchino. Quando giravo in mezzo alla Medina di Marrakech sentivo delle donne riunite in piccoli gruppetti che parlavano sottovoce, è questo bisbigliare che ha dato il titolo al libro. In Marocco ho conosciuto un’attività che mi ha molto colpito, quella della realizzazione dei tappeti. Il tappeto per quelle popolazioni è un mondo, un’arte, una cultura. Ho visitato vecchie botteghe dove si realizzano tappeti anche nel deserto e ho visto donne che – attraverso simboli e motivi geometrici o vegetali – scrivevano storie nel tessuto di questi tappeti che, una volta venduti, permettevano a queste storie di viaggiare nel mondo. E’ come se i tappeti narrassero storie che nessun acquirente può realmente comprendere. La realizzazione artigianale di questi prodotti e le storie che vi sono alla base mi hanno fatto riflettere sul dramma rappresentato dall’incomunicabilità di fondo che interessa l’intero genere umano. Il bisogno di raccontare e di avere un dialogo è concretizzato da queste donne attraverso il linguaggio impresso sulla stoffa di un tappeto. Sussurri prende forma attorno ai bisbigli di queste donne e all’arte dei tappeti.

Nel testo ho dato nomi e volti alla persone che ho incontrato nel tragitto e che mi hanno raccontato le loro storie. Dai racconti che ho raccolto emerge una grande fiducia nell’amicizia, Assan – un bambino la cui voce è stata raccolta in Sussurri immagina i suoi amici come alberi che gli permettono di ripararsi dai temporali della vita. Un altro dei racconti vede protagonista una donna che – nonostante l’ambiente ferreo e inflessibile in cui è nata e cresciuta – decide di partire, di allontanarsi dalla sua terra. Eccola quindi in stazione, con una foto e una valigia in mano. La foto ci fa comprendere quanto sia forte il legame con i suoi ricordi. La valigia, invece, simboleggia la sua volontà di fare esperienze e partire, anche a costo di essere guardata male da conoscenti e amici. Un’altra ragazza è poi protagonista di un racconto che affronta il tema della violenza sulle donne, si è arrampicata tanto su un albero per spingersi verso l’alto nel tentativo di pizzicare le nuvole che un giorno qualcuno ha bruciato la pianta e di lei non si è più saputo nulla. Questi racconti vogliono esprimere la tensione verso la conoscenza e l’interazione con l’altro.

Anche Sussurri è diventato un spettacolo. Le musiche e tutto l’occorrente è stato composto da me e Andrea Ragazzini, con il quale collaboro. Dalle prose sciolte di La libertà secondo Ferruccio Maracas si passa alla forma del diario di viaggio. Questo viaggio è il mio, mi sono infatti messo in cammino verso le grandi dune da cui si ascolta il silenzio di fronte a un panorama fantastico. Il protagonista del viaggio ha una guida che gli mostra la realtà del suo paese. Alla fine del percorso si arriva alle grandi dune e il protagonista constata come sulle dune regni davvero il silenzio di cui spesso si parla. Questo episodio mi ha fatto riflettere sull’importanza dei silenzi – che a volte dicono tantissimo – e sul rispetto fondamentale che ogni cittadino del mondo dovrebbe avere nei confronti di luoghi e persone. In entrambi i libri il tema del rispetto è centrale.

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Un altro ritratto di Massimiliano Pegorini.

Cosa ci racconti, infine, della tua esperienza di attore e artista a contatto con i bambini? Come si è sviluppato questo feeling con i più piccoli?

Le mie attività con i bimbi iniziano quasi per caso, grazie a un’iniziativa proposta da Giunti al Punto e pubblicizzata sul loro sito internet, quella delle letture dedicate ai bambini organizzate in molte librerie con cadenza settimanale. Tra i libri più apprezzati dai bambini c’è quello della gallina Luisa, scovato nella libreria Giunti del Centro Commerciale Cremona Po. Partendo da questo racconto ho sviluppato un piccolo laboratorio di lettura per bambini che ha avuto un ottimo riscontro di pubblico ad esempio nell’ambito del progetto di “Rigenerazione Urbana” recentemente promosso a Cremona.

Ringraziamo di cuore Massimiliano Pegorini per questa piacevolissima chiacchierata che ci ha aperto le porte del suo universo di artista! La mini redazione di Microcosmi non può che augurarsi che a questa bella intervista ne seguano molte altre!

 

Microcosmi – Federica Pedroni e Francesca Vergani

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